Blog: http://ciccio.ilcannocchiale.it

Un uomo solo al comando

Se non ho capito male, nella prefazione al suo nuovo libro (che poi sarebbe il suo discorso di Torino) anticipata oggi in prima pagina da Repubblica, Walter Veltroni dice che vuole un centrosinistra senza Rifondazione (“il Partito democratico nasce per superare l’idea che quel che conta è vincere le elezioni... mettendo in campo la coalizione più ampia possibile, a prescindere dalla sua coerenza interna e dalla sua effettiva capacità di governare il Paese”). Dice che ogni cambio di alleanze passerà dal voto (“le alleanze di governo si fanno e si disfano davanti agli elettori, prima del voto”). E dice che pertanto al voto bisogna andare, perché gli appelli a preservare l’unità della coalizione non sono che la celebrazione di un feticcio, e così si fa il male del paese (“è il programma comune... che fonda la coalizione, non viceversa: non si può giustificare la vaghezza o l'ambiguità del programma, in nome del feticcio dell’unità della coalizione. Sarebbe come considerare la parte più importante del tutto, il partito, o la coalizione, più importante del Paese”). Dunque al voto, e con Veltroni candidato premier, naturalmente (“a regime la leadership di partito dovrà coincidere con la premiership, o con la candidatura a premier”). Queste le parole di Veltroni – controllate anche voi, l’articolo è qui – che mi paiono piuttosto significative, sempre se non le ho capite male. Dal centrosinistra replica: Mauro Fabris (almeno fino a quest'ora – 20.45 – nessun altro).

P.S. Poi mi chiedo anche come Veltroni possa prima sostenere (sia pure non firmando) il referendum che costringerà tutte le forze politiche a presentare solo due partiti-coalizione, pena la sconfitta sicura, e adesso dire che “il Pd non potrà presentarsi alle elezioni all'interno di coalizioni disomogenee sul piano programmatico. Piuttosto, dovrà accettare il rischio, o sperimentare l'opportunità, di correre da solo”. E’ un vero peccato che Fabris, che pure polemizza con lui proprio su questo punto, non glielo abbia fatto notare.

P.P.S. Mi era sfuggito il commento di Enrico Letta, che mi pare poco sensato (ma sicuramente ho capito male io). Eccolo: “Il Partito democratico deve presentarsi alle elezioni con il suo simbolo. Se per caso ci fosse il referendum e si arrivasse a votare con quel tipo di legge elettorale, questo obbligherebbe il Pd a presentarsi da solo con il proprio simbolo”.

Pubblicato il 24/8/2007 alle 20.3 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web