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Atlantide

Più ci penso e più mi convinco che stia arrivando il temporale. Fossi un dirigente dei Ds, conierei questo slogan: la “nuova fase politica” non s’interpreta, si abbatte. Mi riferisco a questo indigeribile impasto di veleni e melassa che è diventato il dibattito interno al Partito democratico. E non certo per colpa di Veltroni, che non dice, non fa e non pensa nulla di diverso da quello che ha sempre detto, fatto e pensato. Parlo dei suoi compagni di partito. Almeno la Margherita, nonostante tutto, si è divisa secondo una logica razionale, e politica. Rosy Bindi, Enrico Letta e Dario Franceschini, alla fine, stanno ognuno dov’è sempre stato. Il problema sono i Ds. E’ questo che rende fasullo tutto il dibattito. Ed è per questo, credo, che proprio non riesco ad appassionarmi alle sorti di questa “nuova fase”, che mi sembrano miserabili e regressive. Né alle sorti di nessuno dei suoi protagonisti. Tra chi negli ultimi tre anni (almeno) tutto ciò che ha fatto lo ha fatto al solo scopo di candidarsi, e poi non si è candidato; chi invece non si è candidato per colpa degli altri che non gli hanno dato il permesso, e poi aggiunge che vuole un “partito da combattimento”; e chi vive da sette anni sotto una veranda ad aspettare le nuvole, e probabilmente sarà il primo a bagnarsi.

Pubblicato il 9/8/2007 alle 16.17 nella rubrica Diario.

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