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Nota politica sulle vicende di questi ultimi giorni

Penso che se qualcuno avesse fatto un sondaggio tra i fan di Joe Lansdale prima dell’uscita del suo libro su Batman (“La lunga strada della vendetta”), la stragrande maggioranza avrebbe scommesso sul capolavoro, sicura che sarebbe stato uno dei suoi libri più riusciti, capace di fare impallidire tutti gli altri, il migliore in assoluto. Ma penso pure che lo stesso sondaggio, ripetuto dopo l’uscita del libro, avrebbe dato risultati molto diversi. Da un lato è un libro di puro mestiere, che riprende stancamente tutti i temi e tutti i vezzi dei precedenti, a partire dal tema della mutazione e del rapporto ambivalente tra due personalità opposte che entrano in simbiosi, passando per la consueta mescolanza di fantascienza e mitologia, calci a giro e pistolettate. Insomma, un timballo di convenzioni e stilemi fatto con gli avanzi della Notte del Drive-In, da uno che da allora non sembra essersi mosso di un millimetro e che sembra proprio incapace di uscire dai suoi cliché (e dal suo cliché). Dall’altro lato, in questa stanchissima ripetizione, sembra essere venuto meno persino il mestiere, con una serie di trucchetti da due soldi e di “cattivi effetti speciali” che avrebbero fatto impazzire di rabbia, per primo, proprio l’antagonista della Notte del Drive-In. Il che, per Joe Lansdale, che considero uno dei più grandi scrittori viventi, mi ha stupito non poco.

Pubblicato il 19/7/2007 alle 13.12 nella rubrica Diario.

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