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francesco cundari


Diario


19 agosto 2007

Sete di poltrone

Non so voi, ma se io dovessi dire un uomo che si è fatto da sé, un giovane che in questo paese forsennatamente ostile al merito e nemico delle nuove generazioni ha saputo farsi strada solo con le proprie forze, mostrando il cammino a tanti figli di operai e disoccupati, a tanti giovani immigrati senza altro sostegno che quello della propria intelligenza e delle proprie capacità, io senza esitazione direi: Filippo Andreatta. Per i pochi che non lo sapessero, questo professore di relazioni internazionali che insegna a Bologna dacché era in fasce, pubblica originalissimi saggi per il Mulino che era ancora nella culla, scrive illuminanti articoli per il Corriere della sera inviati direttamente dal passeggino e ispira la politica estera del presidente del Consiglio da quando questi non era nemmeno candidato, ebbene, costui non è soltanto una delle più promettenti leve della futura classe dirigente del nostro paese. Tale è infatti il suo disinteresse, la sincerità della sua adesione alle masse, che nonostante tutti i suoi impegni trova persino il tempo di tenere corsi di formazione politica alla libera università bolognese dell’Ulivo – Ulibo – rubando ore preziose al sonno e ai consigli di amministrazione di Finmeccanica, dove questo avionico ingegno, sin da ragazzo capace di fabbricare aeroplanini di carta come nessun altro nella sua classe, giustamente è stato nominato dal presidente del Consiglio. Bene dunque ha fatto, Filippo Andreatta, a “sferzare” la Margherita – come riporta oggi il Corriere – che sul “problema dei simboli del vecchio Pci” tace, atteggiamento tipico “di chi non vuole disturbare il manovratore” e magari si unifica (sic) per “sete di poltrone e di potere”. Benissimo ha fatto, Filippo Andreatta, a dirlo una volta per tutte. Era ora che qualcuno denunciasse la “sete di poltrone” dei partiti, che nemmeno questo mite agosto sembra placare. E se c’è una cosa che Filippo Andreatta non tollera, mentre vola da una poltrona all’altra con la velocità di un jet supersonico, elaborando audaci strategie di politica internazionale alle tre del pomeriggio, scrivendo illuminanti articoli sulla pace e sulla guerra alle quattro, aprendo nuovi mercati alla nostra industria e alle nostre tecnologie prima ancora del tè delle cinque – se c’è una cosa che proprio non sopporta, Filippo Andreatta – è che qualcuno cerchi di farlo fesso, dopo tutti gli sforzi che ha fatto per farsi da sé.




permalink | inviato da ciccio il 19/8/2007 alle 15:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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