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il nuovo che è avanzato

francesco cundari


Diario


19 luglio 2007

Chi contesta i contestatori

Confesso di essermi molto appassionato a questo dibattito tra Luca Sofri e alcuni sostenitori del gruppo dei Mille (vedere i commenti anche al primo post di Sofri). Mi correggo: “iMille”, come iPod e iTunes (e che pertanto, occhio, probabilmente si pronuncia aiMille, come dice borgognoni). E’ un dibattito che mi appassiona perché mi fa tornare alla mente tanti ricordi.
 
Il punto è questo: per ragioni strettamente anagrafiche, mi sono iscritto a un partito in pieni anni Novanta. Dico che mi sono iscritto a un partito, prima che al Partito democratico della sinistra cui effettivamente m’iscrissi, perché in quel momento la scelta di fondo era quella: contro le fregnacce “di sinistra” (tra virgolette) sui movimenti e contro le fregnacce di destra (senza virgolette) sulla società civile. Da allora le mie idee sono cambiate su molte cose, probabilmente molto più di quanto sarei mai disposto ad ammettere, ma non su quella scelta di fondo.

Può darsi che in futuro decida di non iscrivermi più ad alcun partito. Ma se questo dovesse avvenire, sarebbe solo per estraneità all’offerta concretamente disponibile (o magari per il semplice venir meno di ogni interesse per la politica tout court), mai per adesione alle cantilene sulla casta, gli apparati, i burocrati.

Per me, l’unica differenza tra partiti e movimenti o associazioni della cosiddetta società civile sta nel fatto che nei primi, a differenza di quanto accade nei secondi, ci sono delle regole democratiche (che richiedono strumenti di controllo, contrappesi, organizzazione; in due parole: apparati e burocrati, sissignore). Le regole poi possono essere più o meno avanzate, più o meno scrupolosamente rispettate o invece liberamente interpretate, certamente. Come accade del resto a tutte le cose umane e come accade alle regole di tutte le democrazie conosciute, si capisce, perché la democrazia non è mai una costruzione perfetta e perfettamente coerente, ma è sempre meglio di qualsiasi alternativa, per la semplice ragione che è anche l’unica perfettibile.

Ecco, in tutti questi anni ho sempre guardato con curiosità a tutti quei movimenti e associazioni, dai no global ai girotondi, che contestavano partiti o governi perché, a loro giudizio, poco democratici, oligarchici, autoreferenziali. Peccato che a muovere queste accuse fossero sempre portavoce che non ho mai capito chi avesse eletti, e chi potesse mettere in discussione, e dove, in nome di un diritto al dissenso tanto raccomandato agli altri quanto ignorato in casa propria. Né ho mai capito chi, dove, come e quando avesse titolo a discuterle – e magari, pensa un po’, persino a votarle – le decisioni di quei benedetti movimenti, che in questi anni avranno organizzato milioni di assemblee aperte a tutti, per discutere di tutto lo scibile umano, meno una: quella per discutere i loro portavoce (altrimenti dette congressi). E i portavoce, infatti, sono rimasti sempre gli stessi, da che ne ho memoria, e sono andati avanti o sono scomparsi assieme ai movimenti di cui erano a capo. Almeno nella maggior parte dei casi (negli altri, si sono candidati in qualcuno dei partiti che contestavano e si sono sistemati lì, contenti e soddisfatti).




permalink | inviato da ciccio il 19/7/2007 alle 15:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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